Il nostro presidente del consiglio ha fatto un gran colpo diplomatico, risolvendo in una mattinata una controversia che andava avanti da diversi mesi tra la Libia del colonnello Gheddafi e la Svizzera. Grazie alla visita Italiana è stato rilasciato il cittadino svizzero Max Goeldi che era trattenuto dalle autorità libiche dal luglio scorso. Voci di corridoio parlano di una strategia di alta classe: finchè Berlusconi corteggiava le guardie amazzoni nella prigione Libica, la Craxi si intrufolava nella nel sotterraneo della tenda aprendo la cella di Gueldi, che intanto si dileguava.
Scherzi a parte, l'esperienza di oggi porta alla luce due cose. Primo, la capacità di Berlusconi di utilizzare il proprio carisma personale non solo con gli elettori, ma anche nei rapporti diplomatici. La liberazione di Gueldi sicuramente è avvenuta per vie informali, sulla base di un sistema di "reciprocità di favori" di cui nessuno sa il vero contenuto.
Secondo, oggi più che mai si sta delineando la posizione diplomatica italiana nel sistema internazionale. Berlusconi non è benvisto da Obama, dalla Merkel o Sarkozy. Allo stesso tempo però è un interlocutore di due stra-potenti canaglie anti-democratiche come Putin e Gheddafi. Inoltre, poco tempo fa il nostro Premier è stato il primo leader occidentale a far visita a Lukashenka, il tiranno della Bielorussia che sta portando il suo paese al tracollo.
Il rafforzamento di questi contatti fa parte di una strategia ben precisa. A causa del declino italiano che va avanti da diversi decenni, Berlusconi ha capito che per ritagliarsi un ruolo nella comunità internazionale bisogna assumersi un ruolo che nessun paese occidentale vuole avere: quello di avvicinarsi ai paesi canaglia, diventarne amico, interlocutore ed intermediario.
Dopotutto non c'è niente da stupirsi, questa è la natura e la grande qualità degli italiani. Noi siamo maestri dei sotterfugi e degli accordi informali; del contrattare con i criminali e trovare accordi senza soluzioni definitive; del trattare le cose sporche, ripulirle e farle sembrare nuove e splendenti. Questa è l'Italia di oggi, e questo è di conseguenza l'unico ruolo che possiamo averre nello scacchiere internazionale: noi non siamo un paese canaglia -siamo una "mezza canaglia".
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